LE MECCANICHE DELLA MENTE

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LE MECCANICHE DELLA MENTE

Messaggio  Elitheo Carrani il Gio Lug 28, 2011 5:21 pm

Chi è alla ricerca di una crescita spirituale, e da almeno un po’ di tempo sta “ricercando”, con letture, incontri, magari navigando in rete, avrà con ogni probabilità incontrato il concetto del ”vuoto” mentale, come obiettivo da raggiungere per ottenere la pace.

Se ne parla come di un processo di “disidentificazione” dai propri pensieri, come il “fermare” la mente, liberarsi dagli attaccamenti, trovare il proprio centro, ecc.

In questo scritto non si parlerà del vuoto. Ci sono molti e autorevoli autori e frequentatori della rete che hanno da insegnarne.

Si parlerà invece del “pieno” cioè di come la mente normalmente si comporti per impedire al ricercatore di giungere alla pace mentale. In altri termini si parlerà di ciò le persone “normali” hanno come condizione mentale-esistenziale.



La prima cosa da dire, ed è anche abbastanza ovvia a questi livelli di conoscenza, è che i nostri pensieri, sicuramente quelli inconsci, ma anche quelli consci, NON sono da noi padroneggiati come ci sembrerebbe. A questo proposito, per non allungare troppo questo articolo vi invito a leggere la nota “la mente che mente”, che sviluppa l’argomento in modo un po’ più completo.

Ma appurato ciò, quello che potremmo chiederci è cosa sono i pensieri e come funzionano. Bene. Facciamo prima un po’ di anatomia del pensiero. Il pensiero è dato sostanzialmente da due cose.



La prima è il concetto che esso esprime. (ovvio, no?)



La seconda è l’energia che esso contiene (un po’ meno ovvio, ma comprensibile)



Un concetto può essere ad esempio “io sono testardo”. Questo semplice concetto però è composto già da altri tre concetti che sono “io”, “sono” e “testardo”. Lo rivedremo tra un minuto, perché c’è molto da dire, sulla formulazione dei concetti.

L’energia invece è data dalla “carica emozionale/mentale” che il concetto si porta dietro e che da’ il carattere e la forza (o la debolezza) del concetto.

A sua volta la carica emozionale dipende da molti altri fattori e in particolare da quanta energia c’è nel concetto di “io” di “sono” e di “testardo”.

Poniamo che dato per massimo il livello 100, nella frase “io sono testardo” vi sia una quantità di energia media di 80, in cui vi è un livello di 100 nell’io, di 80 nel “sono” e di 60 nel “testardo” la somma divisa per 3 da appunto 80.

In termini più semplici, potremmo dire che il nostro ipotetico amico che dice questa frase è assolutamente certo di esserci (io=100) fortemente di essere esistente (sono=80) e abbastanza convinto di essere testardo (=60).

Ipotizziamo che però il nostro amico voglia liberarsi di quest’idea di essere testardo, perché questa sua convinzione lo porta ad avere comportamenti rigidi ed ostili ai cambiamenti che gli creano problemi con il prossimo.



A questo punto si potrebbe dire: beh, basta che cambi idea e diventi più flessibile. Sembra facile, ma non lo è. In realtà al di sotto della frase analizzata, vi sono altre frasi ed altre cariche emozionali/mentali che alimentano quella superiore. Una di queste può essere che l’idea di essere testardi sia simile a quella di avere “carattere” e siccome c’è la convinzione che avere carattere sia una cosa buona, alla persona riuscirà arduo accettare di essere meno testardo, perché inconsciamente avvertirà di avere “poco” carattere e quindi la sua volontà di liberarsi della testardaggine sarà ridotta da altri processi inconsci.



LA STRUTTURA INTERCONNESSA



In effetti, quello che stiamo cercando di spiegare è che i pensieri sono come il gioco del lego, mattoncini semplici che creano costruzioni più complesse o se preferite sono come atomi, che formano molecole, che creano catene di amminoacidi, che creano strutture, che creano organi, che creano corpi che diventano esseri viventi.

L’energia invece è data da quanto la persona crede e si identifica nel concetto che esprime e la convinzione dell’idea accresce il suo radicamento e la sua “insostituibilità” predisponendo quindi la mente ad irrigidirsi su quell’idea, qualunque essa sia.



Come detto nell’esempio se la parte meno convinta della frase è il concetto di “testardo” quella sarà la parte più facilmente modificabile attraverso un suo “scaricamento” energetico, che quando effettuato correttamente porterà alla superficie ciò che al di sotto lo alimenta.



LA DEPROGRAMMAZIONE SEMANTICO ENERGETICA (DSE)



Come espresso sopra, i concetti, TUTTI i concetti/pensieri in cui crediamo, hanno una certa quantità di energia che li alimentano. Se così non fosse quegli stessi concetti non avrebbero alcuna forza né la capacità di influire e condizionare il comportamento della persona. L’energia sottostante può essere di diversa natura. Può essere euforizzante, terrorizzante, angosciante, divertente, paralizzante, arrogante, ecc. Dipende da quali legami ha con gli ulteriori concetti/pensieri ad esso legati.

La nostra mente è quindi molto, molto, molto complessa, per via delle interconnessioni che a migliaia la percorrono. Sarebbe quindi assai arduo, per non dire sconfortante immaginare di “ripulirla” con pochi colpi di meditazione.



Ci sono però dei punti deboli che ci possono aiutare…..



La stanchezza di fare sempre le stesse cose



Chi di voi non si è mai stancato di fare qualcosa o di pensare qualcosa o di parlare di qualcosa? E’ un’esperienza che tutti abbiamo fatto, no?

Il più delle volte quando ciò avviene rimaniamo in uno stato negativo di insoddisfazione. Non riusciamo più a trovare piacere dal fare quella cosa che normalmente ci piace e allo stesso tempo non vorremmo che accadesse questo. Magari si continua a farla, ma la fatica, la noia diventa sempre più presente e “il senso” che quella cosa aveva, tende ad affievolirsi progressivamente.



Perché ciò avviene?



Perché il ciclo dell’energia ha un suo ritmo , tempo e curva di attaccamento. C’è una prima fase in cui c’è l’entusiasmo e vorremmo occuparci sempre di quella cosa, (è la fase maniacale quando i nostri amici cominciano a prenderci in giro, la compagna o il compagno fa quello sguardo da compatimento-sopportazione) poi c’è la fase di professionalizzazione in cui la ragione si mette al servizio della cosa e cerchiamo di arrivare al massimo risultato nella cosa stessa.

Poi inizia la fase del dovere in cui la cosa ci da’ ancora piacere, ma si avverte anche il sacrificio di dovere/volerla fare, e poi comincia quella sensazione di pesantezza, che diventa noia, fatica e….il piacere comincia a scendere…e poi si arriva all’abbandono.

Il ciclo dell’energia vale anche per i concetti/pensieri (sono sostanzialmente la stessa cosa) e soprattutto, vale anche per i concetti/pensieri che NON volete avere.

Il modo attraverso cui ciò può avvenire è la reiterazione/ri-percorrenza/scaricamento del concetto/emozione da risolvere, che io chiamo deprogrammazione semantico-energetica(DSE).


COME FUNZIONA

Analogamente al caso della cosa che ci piace fare e che a lungo andare può esaurire la sua “carica”, anche le nostre paure, angosce, negatività e aggressività, hanno il loro ciclo dell’energia che può essere riprodotto appositamente, in un ambiente protetto, (sapendo che esse non sono “noi”, ma una parte della nostra mente che NON vogliamo e da cui prendiamo le distanze come da un virus o da un batterio) attraverso la modalità dell’”entrarci dentro” e ripercorrerlo fino a stancarlo e stancarci, per poi continuare ancora fino a che questa stessa stanchezza non scompaia e ci si ritrovi a ripercorrere il…”nulla”.

Cosi facendo la carica energetico/emozionale si andrà a scaricare fino alla sua cancellazione portando a galla ciò che si troverà al di sotto, e così si potrà riprendere anche questo nuovo concetto/energia e trattarlo come sopra.

Presto ci si troverà a scoprire quali sono i “mattoni” fondamentali del pensare che occupano la mente incessantemente, e la coscienza (l’osservatore) diventerà sempre più abile nel dare la caccia ai parassiti, ai demoni, della mente.

Piano piano si scoprirà la natura “impermanente” dei nostri pensieri, la loro origine dal profondo del subconscio e la distanza da essi aumenterà, mentre, continuando ad aggredire i parassiti mentali, si procederà verso una maggior libertà e capacità di azione della coscienza.
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