L'inganno del linguaggio

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L'inganno del linguaggio

Messaggio  Elitheo Carrani il Gio Lug 28, 2011 5:26 pm

La nostra vita sociale dipende in grande misura dal linguaggio. Attraverso esso comunichiamo con i nostri simili. Ci consente di capire il mondo, di istruirci attraverso la scuola, i giornali, la televisione, Internet e il semplice interagire con amici, familiari e colleghi.

Lo usiamo costantemente senza avere il minimo dubbio sulla sua efficacia e inconfutabilità.

Quando parliamo, ascoltiamo, leggiamo, diamo per assolutamente certo che ciò che ascoltiamo sia esattamente ciò che chi ci ha parlato voleva dire e quando parliamo riteniamo che ciò che comunichiamo sia ciò che l’altro che ascolta, capisce. In altre parole, siamo convinti che il linguaggio, almeno all’interno della stessa lingua, sia uno strumento preciso di comunicazione.


Ebbene, questo è un GROSSO errore.


La comunicazione attuata con il linguaggio, sia esso scritto che parlato, è molto meno precisa di quanto normalmente riteniamo.


Qualche esempio.


Se sentiamo dire: "il ministero della Sanità ha escluso che potranno esserci ulteriori casi di contagio alla luce degli accertamenti effettuati". Di fronte ad un’affermazione del genere le reazioni possono essere le più articolate.

Se ad esempio avete fiducia nella fonte che state ascoltando, il vostro cervello elaborerà l’informazione che non c’è vero

pericolo e che potete stare tranquilli. Se inoltre avete fiducia nel ministero della Sanità, andrete oltre e, a quel "alla luce degli accertamenti effettuati" sarà per voi più che sufficiente per farvi sentire tranquilli e al sicuro.Ma se viceversa vi trovate nelle situazione di considerare attendibile la fonte di informazione che vi sta dando la notizia ma diffidate della sincerità del ministero della Sanità, potrete pensare che "alla luce degli accertamenti effettuati" è di fatto un’ espressione poco chiara e poco verificabile. Vi chidereste: "cosa si intende davvero per "accertamenti" quali accertamenti sono stati fatti? E quali invece NON sono stati fatti"? Una comunicazione del genere, potrebbe ottenere in voi un effetto opposto a quello che chi l’ha data voleva ottenere: vi state preoccupando di più di prima.

Ma se la vostra fiducia nel "media" che vi ha dato la comunicazione è negativa ed inoltre avete delle ragioni per ritenere che il ministero abbia la marcata tendenza a mentire, voi interpreterete la notizia in modo OPPOSTO a quello comunicatovi. Riterrete infatti che ci saranno ulteriori casi di contagio e che la situazione è assai più grave di quello che vi dicono.



Allo stesso modo questa ambiguità e multi-significanza/percezione del linguaggio investe ogni ambito della comunicazione umana. Se ad esempio vi si dice che "Dio è Padre", la vostra percezione di un simile concetto dipenderà radicalmente dall’idea che avete sedimentato di padre e di Dio. Se ad esempio avete avuto un padre alcolizzato che quando veniva a casa picchiava voi, i vostri fratelli e vostra madre, difficilmente un pastore o sacerdote che vi proponesse questa immagine di Dio riuscirebbe a convincervi a diventare credenti, no? Lo stesso può valere ad esempio per qualcuno che vi dice "devi avere fiducia in me". Se avete avuto la fortuna di avere a che fare con persone serie, affidabili, magari anche una famiglia amorevole, potreste anche essere facilmente disposti a credere nel prossimo e a dare fiducia, per cui un’esortazione del genere darebbe i risultati che si prefigge, ma se le vostre esperienze pregresse avessero purtroppo dovuto far tesoro di una continua inaffidabilità degli esseri umani con cui avete avuto a che fare, una frase come quella potrebbe per voi significare esattamente l’opposto di ciò che "linguisticamente" dovrebbe comunicare.

La comunicazione quindi, lungi dall’essere chiara ed univoca, dipende, più da ciò che veicola con il linguaggio, da ciò che ogni attore della comunicazione ha e vive al suo interno, che filtra, altera, modifica, aumenta, diminuisce o addirittura sovverte il significato di ciò che ascolta.



Uno degli ambiti in cui maggiormente ciò si verifica e nel campo della religione.



Uno degli argomenti che ho più spesso portato avanti è che Gesù non ha fondato una religione ( vi rimando all’articolo "la non religione di Gesù") ma che ha universalizzato la religione ebraica, portando ad un suo superamento e al tempo stesso completamento. Quello che qui mi preme sottolineare è l’aspetto linguistico-semantico di queste questioni. Di fatto una delle barriere maggiori alla reciproca comprensione è l’ILLUSIONE" che il linguaggio sia in grado di comunicare una realtà oggettiva, quando è invece è solo uno strumento assai imperfetto per comunicare concetti.

Gesù fu radicalmente contestato perché le sue posizioni SEMBRAVANO confliggere con le norme mosaiche e dell’Ebraismo. Fece scandalo perché non permise di fatto la lapidazione dell’adultera, perché accettò tra i suoi discepoli un pubblicano come Matteo odiato da tutti.

Disse che invece di occhio per occhio, occorresse "porgere l’altra guancia"ed amare i Romani invasori invece di contrastarli, e così via.Tutte queste posizioni lungi dall’essere antimosaiche o antiebraiche erano in realtà un più completo disvelamento della stessa legge mosaica.

Infatti la norma dell’occhio per occhio non aveva la funzione di attuare una "vendetta" verso chi aveva compiuto il primo atto dannoso, ma la funzione di una limitazione dell’istinto di vendetta che se lasciato andare a sè stessto poteva portare all’uccisione dell'aggressore .Quindi la giustizia della norma era nella limitazione e non nella vendetta. Ovvio che un suo "completamento" dovesse comportare l’assenza di vendetta e cioè il perdono del "porgi l’altra guancia". Tale linea maestra ha guidato Gesù anche > nel caso della lapidazione dell’adultera e dell’accettazione di Matteo.

Cosa c’entra il linguaggio? I farisei e il popolo avevano introiettato la legge mosaica come "verità" assoluta dando cioè al significato delle parole un senso "letterale" che invece non avevano. Per loro la legge della lapidazione era immodificabile e non si poteva derogarne se non facendo "peccato".

Questo è il rischio che sempre si corre quando non si è in grado di assimilare lo "spirito" della parola. Per inciso tutti i fondamentalismi hanno questa pericolosa tendenza all'interpretazione letterale.Diceva infatti S.Paolo (2Cor 3,6) che la parola uccide lo spirito.

E’ l’errore che si compie quando si assumono giudizi su altre fedi o persone basandosi su alcuni erronei assunti. Nel mondo cattolico si tende a dire che ad esempio il Buddhismo è una filosofia atea, sbagliando sia nel primo che nel secondo giudizio. Infatti il Buddhismo è anche una filosofia, ma è soprattutto una pratica spirituale con un corpus dottrinale assai complesso che ha norme, concezioni trascendenti, vie di ascesi e anche dei. E inoltre sbagliata nella seconda perché il Buddhismo non ha mai affermato di esser ateo, che è posizione prettamente filosofica, ma non prende posizione sull’argomento in quanto lo considera fuorviante sulla via della liberazione. La posizione del Buddhismo sull’Assoluto è il silenzio, che non significa affatto "non aver nulla da dire" o peggio "affermare esplicitamente che Dio non esiste".

Allo stesso modo nel mondo islamico si definiscono Infedeli coloro che non si riconoscono nell’Islam, ma il titolo di infedele è quanto di meno certo si possa considerare in questo campo. Chi è infedele? Chi non prega 5 volte al giorno verso La Mecca, o chi ruba uccide e mente? L’infedeltà a Dio la può giudicare solo Dio stesso che conosce il cuore di ognuno e che sarà l’ultimo giudice come il testo biblico stesso afferma, nell’ultimo giorno. Nessun uomo può quindi dare la patente di infedele ad un altro essere umano.

Allo stesso modo nel mondo buddhista c’è chi dice che il Cristianesimo è teista e in questo i Cristiani stessi concordano, ma Gesù dice farete cose più grandi delle mie e, anche, io vi ho fatto conoscere il Padre come io l’ho conosciuto, azzerando di fatto il differenziale tra creatore e creatura e predisponendo un uomo nuovo "divino" . "Voi giudicherete gli angeli" è scritto nel Vangelo.

Molte cose ancora potrebbero essere portate in evidenza, ma il punto è che la nostra fede nel significato delle parole è molto mal riposto. Occorre cogliere le sfumature della parola, vederne le contraddizioni e le inaspettate similitudini, DIFFIDANDO della nostra ragione, vero satana orgoglioso, che crede di padroneggiare la realtà attraverso il velo opaco ed opacizzante della parola.
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