Le sei fasi del desiderio - approccio preliminare al peccato originale

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Le sei fasi del desiderio - approccio preliminare al peccato originale

Messaggio  Elitheo Carrani il Dom Ago 23, 2009 11:28 pm

Come anticipato nell'argomento sulle 4 nobili verità del Buddha, propongo una risposta alla principale affermazione del Buddhismo. I vostri commenti sono molto graditi.

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Le sei fasi del desiderio

In realtà tutto ciò che vogliamo fare nella vita, tutto ciò che desideriamo ottenere, ciò a cui miriamo, è in effetti parte del nostro desiderio di vivere, della nostra sete di vivere, in altre parole dei nostri scopi, del motivo per cui veniamo al mondo. Di fatto la sete è il motore della nostra esistenza, ciò che ci consente di perseguire i nostri scopi e i nostri desideri. Ci poniamo cioè degli obiettivi da raggiungere e tali obiettivi, generano, alimentano, indirizzano, la nostra sete di esistere.
Si badi bene che la sete di esistere non necessariamente include evidenti aspetti negativi in sé: il grande pianista, lo scrittore di successo, il grande campione sportivo, il grande manager, i grandi nomi della scienza, della filosofia, della religione, ed anche ovviamente le persone “normali” con le loro normali passioni, non sono certo iatture universali come i grandi dittatori che hanno seminato morte e distruzione nei secoli.
Ciò non toglie, però, che di fatto sono anche queste ultime, seti di esistenza, anche se con scopi diversi.

2.4. Le sei fasi di creazione del desiderio

La sete di esistere è comune a tutte le persone, sia, per ora esprimiamoci così, per scopi “buoni” che per scopi “cattivi”. Il quesito di fondo che ci stiamo ponendo é: esiste qualcosa che stia al di sotto della sete e che cioè la origini, ne sia la causa, o aveva ragione il Buddha, affermando che essa stessa è per così dire, costituente sé stessa? Il punto in discussione non è di pura filosofia, ma ha anzi fondamentali conseguenze sul piano esistenziale di tutti noi, come risulterà evidente se continuerete a leggere.
Se infatti la causa della sofferenza fosse la vita stessa, non esisterebbero molte alternative: occorrerebbe rinunciare a desiderare di vivere per estinguere la sofferenza.
Le cose forse non stanno proprio così.
Procediamo con ordine e logica nell’analisi.
Gli scopi sono creati dai desideri, o sono gli scopi che fanno nascere i desideri ?
Nasce prima l’uovo o la gallina? Se il desiderio nascesse prima dello scopo, avremmo, per così dire, un desiderio indeterminato; infatti come può esservi un desiderio senza scopo? Manca con tutta evidenza “la ragione per cui” il desiderio esiste: per essere soddisfatto. Come si può soddisfare un desiderio non formulato da uno scopo da raggiungere? In altri termini, "sotto" il desiderio vi è lo scopo: infatti se si inverte il processo e la sequenza, la logica ci supporta ed è immediatamente più chiara: prima nasce lo scopo (dal greco:skopos= bersaglio), poi il desiderio di raggiungerlo. Ad esempio prima viene presentata l’automobile da comprare, proponendovi lo scopo=bersaglio , poi nascerà (forse) il desiderio di comprarla, e poi (forse) si attueranno una serie di azioni per raggiungere lo scopo e quindi soddisfare il desiderio.
Appurato che esiste una sequenza in cui gli scopi vengono prima dei desideri, esiste però ancora un’altra domanda: come nascono gli scopi/bersagli?
Se gli scopi sono logicamente anteriori ai desideri, cosa fa nascere uno scopo? Anche qui la domanda può sembrare un po' capziosa, pignola, ma dalla corretta comprensione di questi processi, dipende direttamente la risposta del perché del dolore nel mondo.
Lo scopo/bersaglio/obiettivo, è in definitiva un’intenzione che viene definita sulla base di un’esigenza che chi formula lo scopo ha prima avvertito: lo scopo nasce come conseguenza di un’analisi di una situazione che offre come risultato dell’analisi stessa una mancanza/esigenza che dev’essere colmata. Rimanendo all’esempio dell’automobile, come risposta ad uno stimolo pubblicitario, la persona può effettuare un’analisi (non importa se di tipo conscio o inconscio, razionale o emotivo) che la può portare alla conclusione che sì, ha bisogno di quel tipo di automobile. L’analisi che porta a questa conclusione può essere molto razionale ( è spaziosa, va bene per la famiglia, ci sta anche il cane, è robusta e affidabile) oppure molto emotiva (ci faccio una figurona con i colleghi, faccio colpo sulla ragazza, ecc.) ma porta comunque alla definizione di un’esigenza che prima non era stata formulata.
Risulta quindi evidente che viene prima l’analisi, poi l’esigenza, poi nasce lo scopo; successivamente il desiderio di raggiungerlo, quindi l’azione per raggiungere lo scopo ed infine il raggiungimento dello scopo.
Nel caso dell’acquisto dell’automobile, abbiamo prima l’analisi del messaggio pubblicitario, poi la scoperta o constatazione dell’esigenza e/o della mancanza dell’auto, poi lo scopo di comprare l’auto, poi il desiderio di avere l’auto, poi l’azione per raggiungere lo scopo (ad esempio risparmiare i soldi necessari), poi il raggiungimento dello scopo, cioè l’acquisto.
Sono quindi individuabili sei momenti fondamentali per comprendere l'anatomia del processo della creazione della sete che è alla base di tutte le azioni degli uomini (buone o cattive); essi sono:

1. l’analisi (puro processo razionale)
2. l’esigenza (è il risultato dell’analisi)
3. lo scopo (è il momento nativo del desiderio ma è ancora un processo razionale)
4. il desiderio ( è il momento emotivo, è l’energia mentale che si accumula in vista dell’azione)
5. l’azione
6. il raggiungimento

E’ importante rendersi conto che il processo in sei fasi vale sempre quando si valuta l’origine del pensiero, delle motivazioni, delle azioni degli uomini; sia quando si tratti di intenzioni “buone”, sia quando si tratti di azioni “cattive”.
(dal II° capitolo de "la psicoanalisi del Buddha e il peccato originale")
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