Meditazione Cristiana e Buddhista - La nube della non conoscenza

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Meditazione Cristiana e Buddhista - La nube della non conoscenza

Messaggio  Elitheo Carrani il Mar Ott 30, 2012 8:36 pm

S.Giovanni della Croce

Questo brano è tratto da “La nube della non conoscenza”un testo di un anonimo mistico cristiano inglese del XIV° secolo. Si noti come, al di la’delle tipiche espressioni della cultura cristiana di quel tempo, l’autore consideri il pensare, il lavorio della mente, come ostacolo alla unione mistica con Dio, cioè con il divino.

Se si provasse a sostituire le dotte teologiche riflessioni di matrice cristiana con altri ragionamenti di altra natura, fossero anche di matrice buddista o induista, l’insegnamento sarebbe comunque quello di liberarsene, per poter arrivare al contatto con il divino, o nel samadhi, usando altra espressione.

Il documento è di rimarchevole importanza nel avallare la validità dell’approccio sincretista che successivamente anche S.Giovanni della Croce avallò con le sue riflessioni nella “salita al Monte Carmelo”

L’importanza di questo testo è data anche dal fatto che l’autore non risulta avesse avuto “contaminazioni” culturali con l’Oriente, ma che strutturi tutti i suoi insegnamenti spirituali sulla base della sua esperienza diretta.

In buona sostanza questo anonimo come poi S. Giovanni della Croce, indica che perfino l’idea di Dio e del Cristo Salvatore sia in definitiva di ostacolo all’ascesi. La stessa medesima cosa che professa il Buddismo.

L’ascesi è quindi un processo dovuto alla liberazione dei vincoli della mente e dei suoi processi. Ed è specificatamente in questa sintesi che si colloca il sincretismo…al di la’ di quello che SEMBRA diverso secondo le costruzioni concettuali-mentali-culturali, vi è un obiettivo da raggiungere assai simile, per non dire identico.

Elitheo Carrani

Tratto da “La nube della non conoscenza”pag. 142 – 143 Ed. Ancora Milano III° ed. 11/1983

[….]

Come ci si deve comportare nei riguardi dei propri pensieri, specie quelli che nascono dall’avidità di sapere e dell’intelligenza naturale.

E se per caso sorge dentro di te qualche pensiero e viene a intromettersi tra te e questa oscurità, ponendoti continuamente queste domande: “ Cosa cerchi? E che cosa vorresti avere?”, allora devi rispondere che è dio che vorresti possedere: “ E’ lui che desidero, lui che cerco, lui e nient’altro che lui”.

E se quel pensiero dovesse chiederti: “ Che cos’è questo Dio?”, rispondigli che è colui che ti ha creato e redento, e che per sua grazia ti ha chiamato al suo amore. E di lui – continua pure – tu non sai assolutamente niente.

Digli dunque: “ In basso, vattene giù in basso!”, e non esitare a calpestarlo con uno slancio d’amore, anche se può sembrarti un pensiero santo e inteso ad aiutarti nella tua ricerca di Dio. Forse ti richiamerà alla mente aspetti diversissimi della sua meravigliosa bontà, e riaffermerà che Dio è in sommo grado dolcezza e amore, grazia e misericordia. Se ti metterai ad ascoltarlo, ricordati che non chiede di meglio. Infatti andrà avanti a chiacchierare sempre più, e per finire ti ricondurrà giù al pensiero della passione di Cristo. Lì ti mostrerà la meravigliosa bontà di Dio, e se vi presterai attenzione, non farai altro che il suo gioco. Subito dopo, infatti, ti farà vedere la tua misera vita passata, e nel ripercorrerla può darsi che riesca a fermare la tua attenzione su qualche posto in cui hai vissuto tanto tempo prima. Cosicchè, senza nemmeno rendertene conto, eccoti ricacciato non si sa dove, nella disperazione. E quale ne è la causa? Il semplice fatto che dapprima hai prestato ascolto di buon grado a quel pensiero, poi gli hai risposto, l’hai accettato, e infine l’hai lasciato fare.

Ciò nonostante, quel pensiero era buono e santo, sì, così santo che, paradossalmente, nessun uomo o donna può sperare di giungere alla contemplazione senza una buona base di dolci meditazioni sulla propria miseria, sulla passione di nostro Signore, sulla bontà di Dio, sulla sua magnanimità e perfezione. Tuttavia, quando uno ha fatto queste meditazioni per molto tempo, deve lasciarla e ricacciarle lontano sotto la nube d’oblio, se vuol veramente sperare di perforare un giorno quella nube della non-conoscenza che sta tra lui e Dio.
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