"CHIAMATI ALL'AMORE" DI ANTHONY DE MELLO - CAPITOLO 1

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"CHIAMATI ALL'AMORE" DI ANTHONY DE MELLO - CAPITOLO 1

Messaggio  Elitheo Carrani il Gio Nov 15, 2012 5:22 pm

Leggete questo pezzo di De Mello che da’ una brillante, illuminante spiegazione di un passo evangelico…..c’è da riflettere quanto poco ci è stato spiegato bene il Vangelo e quanto ancora ha da dare a chi è sulla via della crescita spirituale…..le sensazioni di autoglorificazione di cui parla sono le CMS che ci fanno piacere di cui ho scritto nel relativo documento….le altre sensazioni sono invece spirituali, non portate dalla mente.
Autore notevole, gesuita, sincretista di altissimo livello, che ovviamente è stato “scaricato” dalla Chiesa Cattolica, dopo che era scaduto il contratto con le Edizioni Paoline…..

Da Chiamati all Amore di Anthony De Mello

1 "Quale vantaggio avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero

e poi perderà la propria anima?" Mt 16,26

Rifletti sulla sensazione che provi quando una persona si complimenta con te, quando vieni approvato per quello che hai fatto, quando vieni accettato per quello che sei, quando vieni lodato. Ripensa poi, da un altro punto di vista, alla sensazione che senti insorgere dentro di te davanti a un tramonto o a un'aurora, davanti alla natura in generale, o quando leggi un libro o assisti a una proiezione che ti prende completamente. Rifletti su queste sensazioni e mettile in paragone con quanto hai provato quando sei stato lodato. Ti renderai conto che quest'ultimo tipo di sensazioni deriva da una "autoglorificazione ", da una " autopromozione": sono sensazioni esteriori; le sensazioni invece di cui abbiamo parlato prima derivano da una " autorealizzazione ": sono sensazioni dell'anima. Veniamo a un'altra differenza: ripensa alla sensazione che provi quando hai successo, quando riesci in qualcosa, quando sei arrivato ai vertici, quando vinci una gara, o una scommessa, o una discussione. Confronta ora questa sensazione con la gioia che provi, per esempio, quando realmente sei soddisfatto del tuo lavoro, un lavoro che realmente ti prende tutto, che ti tiene occupato in continuazione. E, anche in questo caso, nota la differenza tra la prima sensazione, che è esteriore, e la seconda, che è dell'anima. Un'altra differenza ancora: ricorda quale sensazione provavi quando avevi in mano il potere, quando eri tu il capo e la gente guardava a te e prendeva da te gli ordini, quando cioè eri popolare. E a questa sensazione esteriore opponi la sensazione di intimità, di affiatamento che hai provato quelle volte in cui realmente ti sei sentito bene in compagnia di un amico o in una brigata spassosa e spensierata. A questo punto, cerchiamo di capire la vera essenza delle sensazioni esteriori che derivano non dall'autorealizzazione ma dall'autoglorificazione. Non si tratta di sensazioni naturali: esse sono inventate dalla società e dalla cultura in cui siamo inseriti per renderci produttivi e per poterci controllare. Queste sensazioni non ci danno quella pienezza e quella felicità che sentiamo insorgere in noi quando contempliamo la natura o quando godiamo della compagnia di un amico o del lavoro che stiamo facendo: sono sensazioni che mirano a produrre scalpore, ebbrezza, e hanno
come risultato il... vuoto. Osserva quello che è il corso di una tua giornata o di una tua settimana e rifletti: tra le azioni che vengono da te compiute, tra le attività in cui ti impegni quante si possono dire immuni da questo desiderio di gesti sensazionali, di eccitazioni, da questo desiderio di attenzione, di plauso, di fama, di popolarità, di successo o di potere? Adesso da' un'occhiata alla gente che ti sta attorno: trovi forse un'unica persona che non sia alla ricerca di queste soddisfazioni terrene, una persona che non ne sia dominata, che non ne sia affamata, che consciamente o inconsciamente non spenda un solo attimo della propria esistenza senza cercarle? Dopo aver visto tutto questo capirai come la gente cerchi di guadagnare il mondo intero, con il risultato di perdere la propria anima. Ecco, la gente vive una vita vuota, una vita senz'anima.
Per concludere, una parabola della vita, su cui riflettere. Un gruppo di turisti, comodamente seduto su un pullman, attraversa un paesaggio a dir poco smagliante: laghi, montagne, prati e fiumi. Ma le tendine ai finestrini sono abbassate e i passeggeri, completamente ignari di ciò che sta fuori dal pullman, passano tutto il tempo a spettegolare su chi merita di andarsi a sedere nei posti davanti, su chi sta facendo più bella figura, su chi è più rispettabile fra tutti. E così avanti..., e arriva la fine del viaggio.
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