BUDDHISMO - DISTACCO E PASSIONE

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BUDDHISMO - DISTACCO E PASSIONE

Messaggio  Elitheo Carrani il Gio Nov 15, 2012 5:30 pm

Una delle cose che maggiormente lascia sconcertati o anche freddi nei confronti del Buddhismo è questa insistita sottolineatura del distacco. L’estinzione della sete di esistere, così caratteristica del Buddhismo, appare al pensiero occidentale come troppo lontana dal modo di vedere progressista dell’occidente, che dell’azione, della forza dell’uomo al cambiamento delle condizioni materiali, del progresso tecnologico, ha fatto la sua essenza filosofica e pratica.

Per l’occidentale medio il Buddhismo appare come una filosofia della rinuncia alla vita….una sorta di nichilismo esistenziale…un’idea dell’esistenza che porta al rifiuto della vita, al tentativo di affrancarsi da essa, per assurgere a vita spirituale (nirvana) non meglio specificata e comprensibile.

Seppure l’occidentale mediamente avveduto ed accorto abbia già da tempo prese le distanze dalla filosofia dell’avere e della ricchezza, dell’accumulo delle cose, che più radicalmente era il credo del primo dopoguerra, la tendenza è comunque sempre quella di pensare in termini di cambiamento della società, in un’ottica appunto progressista.

Il ricercare nuovi modelli di sviluppo, basati sull’energia sostenibile, il ricercare nuovi approcci politici, più rispettosi delle differenze culturali e religiosi dei popoli, la ricerca della pace per il mondo, tutte queste istanze tipiche del mondo new age, molto incentrate sulla spiritualità e sull’avere il necessario e non il superfluo, sono segni di ricerca di coniugare messaggi spirituali e progresso materiale che consentino un po’ la “quadratura del cerchio” tra il distacco spirituale e l’impegno tipicamente occidentale nel “cambiare il mondo”.
Non posso negare che questo approccio trova tutta la mia simpatia….ben venga tale approccio umano alle questioni economiche, sarebbe davvero ora.

Ma…

Occorre, se si vuole essere rigorosi nell’esplicazione delle conseguenze insite nello seguire un percorso spirituale, capire cosa un insegnamento come il Buddhismo implica sul piano personale e spirituale.

Il Buddhismo individua un elemento base della sofferenza umana che è indicato nel concetto di “sete” traducibile con anche “brama” o “desiderio”, o anche “passione”. Conseguentemente il Buddha indica la via per l’estinzione di questo sentimento per poter sfuggire al dolore.

Una tale radicale affermazione sembrerebbe contrastare con l’aspirazione e il desiderio di tanti che si impegnano pieni di “passione” per cambiare il mondo, e lascia nell’ammiratore del Buddha una sorta di smarrimento ed anche imbarazzo.

Alla base della speculazione buddhista c’è la constatazione che ogni situazione in cui c’è una “distanza” tra ciò che si vorrebbe e ciò che è, o si ha, provoca un abbassamento del tono generale, in altre parole un allontanamento dalla felicità…Si introduce cioè nell’animo una sensazione di insoddisfazione per come stanno le cose, perché appunto si “desidera” che le cose siano diverse.
Poco importanza ha, dal punto di vista spirituale, se l’insoddisfazione sia causata dalla impossibilità di comprarsi una fuoriserie o dal fatto che il mondo non è in pace. Sono fini ed aspirazioni, “passioni” diverse, ma il loro mancato verificarsi può provocare lo stesso sordo senso di insoddisfazione….
L’obiezione del seguace della new age sarà che c’è una grande differenza tra le due “passioni” e questo è vero, ma non lo è per lo spirito. Se infatti una “passione” diventa sufficientemente forte, può portare a vivere profondamente insoddisfatti ed irritati per come le cose vanno “male” e può spingere anche alla rabbia e all’odio, a causa del mancato verificarsi del risultato atteso.
Questa è per inciso la ragione per cui le rivoluzioni non portano mai l’esito di cambiamento che all’inizio del movimento rivoluzionario si auspicava…..una volta raggiunto l’obiettivo, ma senza avere evoluto il proprio spirito verso un apprezzabile livello di estinzione della sete, si manifestano necessariamente tutte le paure, le passioni, gli egoismi che caratterizzavano la situazione precedente. Un movimento rivoluzionario avrà molta paura di esser rovesciato e di essere riportato alla situazione antecedente…per cui farà di tutto, per impedirlo, comprese le carcerazioni dei dissidenti ed anche l’omicidio dei controrivoluzionari.
La causa di questi comportamenti risiede nel fatto che il desiderio, la “sete” non è affatto estinta, e le persone non sono in pace, ma sono ancora vincolate agli esiti di quanto hanno cercato di realizzare.

Questo è ciò contro cui il Buddha punta l’indice. Se non ci si libera dal desiderio ( che le cose vadano come noi vogliamo) non sapremo costruire un mondo pacificato, ma solo un mondo in provvisoria tregua, pronto ancora al conflitto.

Ma il buddhismo non è passività o nichilismo, bensì il tentativo di proporre un modo di vivere incentrato sulla pace e sulla compassione, che tradotto in termini mentali significa: opera per il bene ma disinteressati del risultato. Fa’ il bene ma non aspettarti nulla. Solo così potrai raggiungere la pace interiore.
In altre parole uscire dal dualismo vittoria-sconfitta, svincolare la tua felicità all’esito di ciò che ti sei prefisso. E’ lo stesso concetto del cristiano: “ tu puoi seminare, ma è Dio che fa crescere”, o del “non sappia al tua mano destra cosa fa la sinistra.” O ancora “il mio regno non è di QUESTO mondo”. E qui si aprirebbe una finestra sulle somiglianze tra Buddhismo e Cristianesimo, ma ne parleremo più in dettaglio in altra occasione.
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