Amore e comandamenti nel Cristianesimo

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Amore e comandamenti nel Cristianesimo

Messaggio  Elitheo il Lun Set 21, 2009 9:47 pm

Riporto qui un vecchio intervento fatto sui newsgroups qualche anno fa che ritengo interessante per discutere di Cristianesimo.
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Come ho già scritto in un'altra occasione "l'amare" non è di fatto un comandamento perchè non si può "amare" per forza. Per forza puoi tenere un comportamento, puoi attuare un "fare" che può essere svincolato dal sentimento.
C'è un sacco di gente (lo dico senza disprezzo ) che fa cose ottime "viste" da fuori, ma che dentro magari è piena di rabbia e risentimento,ma agli occhi degli altri appare virtuosa e su questo sono assolutamente CERTO di quello che dico, ciò NON ha valore.

Quello che ha valore è l'interiorità. Se non si raggiunge la pace e la libertà interiore non si è "buoni" cristiani. Ma dirò di più.NESSUNO è un buon cristiano.
Questo è un altro perno della predicazione evangelica. La "salvezza" appartiene a Dio, perchè Dio " anche agli angeli imputa difetti". E quindi non c'é possibilità per l'uomo di salvarsi "da solo". E quindi non c'é "fare" che ti faccia entrare in Paradiso.

Si legga qui:

Luca 18:9 - 18:24
Disse ancora questa parabola per certuni che erano persuasi di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio per pregare; uno era fariseo, e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così dentro di sé:
"O Dio, ti ringrazio che io non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri; neppure come questo pubblicano. Io digiuno due volte la settimana; pago la decima su tutto quello che possiedo". Ma il pubblicano se ne stava a distanza e non osava neppure alzare gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: "O Dio, abbi pietà di me, peccatore!" Io vi dico che questo tornò a casa sua giustificato, piuttosto che quello; perché chiunque s'innalza sarà abbassato; ma chi si abbassa sarà
innalzato».

Come si vede è tutto incentrato sull'interiorità. Quello che il fariseo faceva non contava nulla rispetto all'umiltà. E' tutto incentrato sullo "spirito".

Credo che si sappia che gli Esseni, da cui proveniva Gesù erano una comunità chiusa molto intimista che viveva in completa condivisione, anche per quanto riguardava l'educazione dei bambini. Una sorta di comunità "comunista" ante litteram. Poco interessata al "fare" le cose e molto interessata alla spiritualità. Ma la stessa cosa vale per mistici più vicini a noi come  S.Giovanni della Croce, Santa Teresa d'Avila ecc.
Il sottolineare il "fare" a prescindere dall'essere è insegnamento pericoloso e fuorviante perché tende a dare al senso del rapporto con l'Assoluto, con Dio, un'ottica "utilitaristica" mercantile dove c'é inconsciamente o consciamente il desiderio del "guadagno" in questo caso del Paradiso. Non è da dimenticare che nell'ottica della religione ebraica, la ricchezza materiale rappresenta un "premio" che Dio darebbe  per la tua ortodossia e adesione alla legge mosaica. Un errore ed un orrore.

Infatti Gesù dice:

Matteo 5:20 - Poiché io vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel Regno dei Cieli.

Gesù ribalta e stravolge la legge mosaica. Radicalmente. Conta e molto il pensiero. Anzi è la vera radice del male. Infatti ancora dice:

Marco 7:19 - 7:23 perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e se ne va nella latrina?» Così dicendo, dichiarava puri tutti i cibi.Diceva inoltre: «È quello che esce dall'uomo che contamina l'uomo; perché è dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, frode, lascivia, sguardo invidioso, calunnia, superbia, stoltezza.
Tutte queste cose cattive escono dal di dentro e contaminano l'uomo».

Dio non conteggia, perdona. Quando vuole spaventare è per correggere e far cambiare atteggiamento. Attribuire a Dio comportamenti umani è solo umano, cioé molto limitato.

La purificazione e il distacco. L'amore interiore, il cambiamento di stato interiore è ciò che porta alla capacità di amare e quindi alle "opere" Se non c'é pensiero puro non ci sono nemmeno le opere perché impure anch'esse.


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