"CHIAMATI ALL'AMORE" DI ANTHONY DE MELLO - CAPITOLO 4

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"CHIAMATI ALL'AMORE" DI ANTHONY DE MELLO - CAPITOLO 4

Messaggio  Elitheo Carrani il Sab Nov 24, 2012 2:29 pm



Proseguiamo con i commenti al libro di Anthony De Mello “Chiamati all'amore (capitolo 4)” , autore che apprezzo in modo particolare per la sua innata capacità di vedere le interconnessioni tra psicologia, religione e filosofia. Inoltre il suo approccio offre innumerevoli spunti per la pratica della DSE. Come fa sempre, De Mello esordisce con un passo evangelico. Anche stavolta vedrò di fare i miei commenti al lavoro di De Mello, alla luce della DSE.



"Il giovane se ne andò afflitto perché aveva molti beni". Mc 10,22



Non ti ha mai colpito la sensazione di essere stato programmato per essere infelice, e che perciò, qualunque cosa tu faccia per esser felice, i tuoi sforzi siano destinati a fallire? È come se tu rimpinzassi un computer di formule matematiche e poi ti arrabbiassi ogni volta che gli chiedi di mostrarti a video dei versi di Shakespeare! Vuoi essere felice? La prima cosa di cui hai bisogno non è lo sforzo, e neppure la buona volontà, né i buoni desideri, ma piuttosto la conoscenza precisa di come sei stato programmato.

Ecco come si sono svolte le cose: primi fra tutti, il tuo ambiente e la tua cultura ti hanno insegnato a credere che non sarai felice senza certe persone e certe cose. Guardati attorno: dappertutto gente che effettivamente imposta la propria vita sull'intoccabile presupposto che senza alcune cose (diciamo denaro, potere, successo, approvazione, buona fama, amore, amicizie, spiritualità, Dio) non è possibile essere felici. In questo senso, qual è la tua formula specifica?



(Nota di E. C: perché mai i bambini, anche quando sono in mezzo alla polvere e giocano solo con dei sassi, sono felici?)



Una volta ingoiata la pillola della tua personale persuasione, in te naturalmente si è scatenata una passione per quella data persona o cosa, di cui sei convinto di non poter fare a meno per essere felice. Di qui, i tuoi sforzi per avvinghiarti a quella persona o cosa così preziose, una volta che sei arrivato a impossessartene; e gli sforzi per spazzar via anche solo la eventualità di perderle. Questo ti ha condotto a una abbietta dipendenza emozionale, per cui gli oggetti del tuo attaccamento hanno acquistato su di te il potere di farti fremere quando li hai raggiunti, di renderti ansioso quando ne sei privo, di farti sentire miserabile quando ti capitasse di perderli.



(Nota di E.C.: qui CMS di vario tipo…esempio:”non posso vivere senza di te” “sei meno degli altri” “Voglio il SUV!!!” “voglio un salotto nuovo” “voglio la villa con giardino” “non sei come ti vorrei” “devo essere più ricco” “devo essere il migliore” )



Fermati un attimo, ora, e inorridisci nell'esaminare la lista senza fine dei legami di cui sei diventato prigioniero. Pensa a persone e cose in concreto, non a entità astratte... Dal momento in cui i tuoi legami ti stringono nella loro morsa, tu incanali tutti i tuoi sforzi, per dritto e per traverso, in ogni istante della tua vita, a ristrutturare in maniera diversa il mondo circostante, per garantirti la conquista degli oggetti cui sei legato. Ma tutto questo diventa molto stressante e ti lascia poi poca forza residua per impegnarti a vivere, a vivere in pienezza. Oltre tutto, è anche una incombenza difficile da adempiere, in un mondo che cambiando di continuo sfugge a tutti i tuoi tentativi di controllarlo.



(Nota di E.C.: già…ti inculcano che devi avere la giacca con le spalline, poi dopo che l’hai comprata, non va più di moda e tu sei un troglodita se la porti ancora….lo stesso per i tacchi alti, quelli bassi, gli occhiali a goccia e quelli rotondi, la cravatta larga e quella stretta, il frigo integrato nella cucina e quello colorato esterno..hai il soggiorno in noce? Troglodita! Oggi vanno bianchi e neri, stile minimalista, linee rigorose…poi aspetti qualche anno e voilà, va il vintage!! Nemmeno le foche ammaestrate si fanno prendere in giro così…)


E così, invece di una vita realizzata al massimo, ti ritrovi condannato a una vita di frustrazioni, di trepidazione, di disappunto, di insicurezza, di tensioni. Certo, per alcuni fugaci momenti il mondo cede ai tuoi sforzi e si adatta a seguire i tuoi desideri; e allora tu per un poco sei felice.



(Nota di E.C.: sì, sei felice quando butti via 100.000 euro per avere guardaroba e arredamento “cool”…ma dura poco….tanto cambiano i gusti….e dopo 4-5 anni hai un guardaroba da buttare, un arredamento da anteguerra e 100.000 euro in meno…)



O, meglio, sperimenti un lampo di piacere che non è affatto felicità, perché nasconde la paura che questo mondo di cose e di persone che hai faticosamente ristrutturato a tua misura sfugga improvvisamente al tuo controllo e ti lasci a terra; e ciò è inevitabile che avvenga, presto o tardi. C'è poi un altro particolare da prendere in considerazione: ogni qual volta ti assalgono l'ansia e la paura, ciò è dovuto al fatto che tu puoi perdere o mancare di raggiungere l'oggetto del tuo attaccamento. Non è così? E ogni volta che ti assale la gelosia non è forse perché qualcuno potrebbe svignarsela con l'oggetto cui sei attaccato? E tutta la tua rabbia non deriva forse quasi sempre dal fatto che qualcuno si para davanti all'oggetto che tu vai cercando? Vedi allora come diventi paranoico quando una qualche minaccia incombe sull'oggetto cui sei legato: non riesci più a pensare con obiettività, il tuo modo di vedere le cose diventa distorto.



(nota di E.C: CMS “ e se mi lasciasse?” “ e se non mi dà l’aumento” “ e se non gli/le piaccio più?” “non toccare la mia macchina!!!” “non sederti sul divano…con quello che costa!!! Mettici sopra il copridivano!”)



Non è così? E ogni volta che ti senti infastidito non è forse perché non riesci a raggiungere in sufficiente misura ciò che credi ti faccia felice o ciò cui sei particolarmente attaccato? E quando sei così depresso e malridotto, il motivo sta davanti agli occhi di tutti: la vita non ti sta dando ciò di cui sei convinto, di non poter fare a meno per essere felice. Ogni sensazione negativa che ti assale è quasi sempre la risultanza diretta di un tuo legame.



(Nota di E. C.: tutte le ansie sono paura di perdita)



E così tu ti trovi oberato negativamente dai tuoi legami, e i tuoi sforzi per raggiungere la felicità vanno proprio a rafforzare quella carica negativa che è in te. È una situazione intrinsecamente assurda.



La tragedia sta nel fatto che a ognuno di noi è stato insegnato che questo è l'unico sistema per arrivare alla felicità.



È un metodo, al contrario, che è garantito per produrre ansietà, delusioni e sofferenze. È difficile che a qualcuno sia stata insegnata questa verità: che per essere autenticamente felici una cosa è necessaria (e questa soltanto): depianificarsi, sciogliersi da ogni legame. Quando la gente si imbatte in questa verità così evidente in se stessa, diviene preda del terrore al pensiero della sofferenza che prevedibilmente dovrà sostenere per sbarazzarsi dei legami.



Ma non si tratta di un procedimento doloroso.



Al contrario, liberarti dei tuoi legami può diventare una operazione del tutto piacevole se la tecnica che usi non sarà quella della volontà o della rinuncia ma quella della... vista: ciò di cui hai bisogno è solo di aprire gli occhi per vedere che in realtà tu non hai bisogno alcuno di quello che è l'oggetto del tuo legame; aprire gli occhi per vedere che sei stato pianificato e hai subìto un lavaggio del cervello che aveva lo scopo unico di convincerti che non saresti stato felice senza quella precisa persona o cosa.



(Nota di E.C.: quando avviene che la CMS si scarica, l’intensità di quell’ansia si dissolve e si ha quello che De Mello chiama “la vista” si vede che quella frase, quell’ansia, è semplicemente assurda).




Ricorda lo strazio che ti ha sommerso, la persuasione di non poter essere mai più felice, quando hai perduto quella persona o quella cosa che ti sembravano così indispensabili. Ma poi che cosa è successo? È trascorso del tempo, e tu hai imparato a venirne fuori molto bene, non è vero? Ciò dovrebbe metterti in guardia contro la fallacia delle tue certezze, contro l'imbroglio in cui la tua pianificazione ti ha inviluppato. Un legame non è un fatto concreto: è una persuasione, una fantasia della tua mente, acquisita attraverso la tua pianificazione. Se quella fantasia non avesse preso piede nella tua mente, non vi sarebbero legami: tu ameresti cose e persone e ne godresti profondamente ma, senza quella fissazione, ne godresti con spirito libero da legami. In effetti, esiste un'altra maniera di godere realmente di qualcosa? Passa in rassegna quelli che sono tutti i tuoi legami, e a ogni persona o cosa che ti passa davanti alla mente prova a dire: "Io non sono affatto legato a te: è completamente illusoria la mia persuasione che senza di te io non possa esser felice ". Ripeti questa frase in tutta onestà e vedrai quale cambiamento si verificherà dentro di te: " Io non sono affatto legato a te: ho semplicemente truffato me stesso, nella persuasione di non poter essere felice senza di te ".



(Nota di E.C.: “non posso essere felice senza di te” è tipicamente una CMS. Ecco che la frase del Vangelo acquista significato…Gesù non chiedeva al giovane davvero di dare via tutti i suoi beni, ma dimostragli dove stava il suo peccato, la sua imperfezione; essa era dovuta alla paura immensa che il rimanere senza beni risiedeva in lui.).
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