"CHIAMATI ALL'AMORE" DI ANTHONY DE MELLO - CAPITOLO 5

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"CHIAMATI ALL'AMORE" DI ANTHONY DE MELLO - CAPITOLO 5

Messaggio  Elitheo Carrani il Sab Nov 24, 2012 3:00 pm


ANTHONY DE MELLO “CHIAMATI ALL'AMORE (capitolo 5) - COMMENTI DI ELITHEO

Proseguiamo con i commenti al libro di Anthony De Mello “Chiamati all'amore” (capitolo 5). De Mello ha la caratteristica, squisitamente sincretista, di mettere mirabilmente in evidenza le correlazioni tra religione cristiana, filosofia orientale e psicologia. Come per i capitoli precedenti porrò tra parentesi le mie considerazioni e commenti.

Capitolo 5

"È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno di Dio". Mc 10,25



(Nota di E. C.: qui Gesù si riferisce al ricco in uan duplice accezione, quella della ricchezza vera e propria e quella della ricchezza dello spirito che si contrappone al famoso discorso delle beatitudini tra cui spicca il “beati i poveri” che anche in quel caso vanno letti in duplice chiave, sia per l’aspetto materiale che soprattutto per l’aspetto spirituale, intendendo i “poveri in spirito” che è modo di intendere l’umiltà.)



Che cosa si può fare per raggiungere la felicità? Niente: non c'è niente che tu o chiunque altro possiate fare. Perché? Per la semplice ragione che oggi tu in effetti felice lo sei già. Come si può conquistare ciò che già si possiede? Se le cose stanno così, come mai non riesci a goderti questa felicità che è già tua? Perché il tuo spirito ti crea angustie a ogni piè sospinto. Caccia queste angustie dal tuo spirito e questa felicità che è da sempre tuo retaggio affiorerà immediatamente. Come liberarti dell'infelicità? Cerca di scoprire e di analizzare fino in fondo la causa di quell'infelicità, ed essa scomparirà.

(Nota di E.C.: in realtà la felicità non è già presente nell’uomo, ma ciò che vuole sottolineare De Mello è che tale felicità non si può raggiungere attraverso un “fare” un “muoversi” bensì, al contrario attraverso un “fermarsi” un “non fare” indicando con ciò che la felicità è “soffocata” nell’uomo come una lampada offuscata da panni che ne impediscono la diffusione della luce. Si deve capiere di che natura sono questi panni e toglierli e la luce si manifesterà.)



A questo punto, se approfondisci la tua indagine, vedrai che esiste una cosa (una sola) che provoca angustia, e il suo nome è "attaccamento". Che cosa significa " attaccamento"?
(nota di E.C.: ecco qui un classico meccanismo sincretista di De Mello, qui si aggancia palesemente al pensiero buddhista)



Uno stato emozionale provocato dalla persuasione che senza quella specifica persona o cosa tu non puoi essere felice. In questo stato emozionale sono ravvisabili due elementi, l'uno positivo, l'altro negativo. La componente positiva è costituita da quel lampo di voluttà e di ebbrezza, da quel brivido che tu esperimenti quando riesci a raggiungere l'oggetto cui ti senti attaccato. La componente negativa è costituita dalla sensazione di minaccia e di tensione che va sempre di pari passo con l'attaccamento. Immagina un prigioniero che trangugia la sua razione di pane in un campo di concentramento: con una mano porta il pane alla bocca, con l'altra lo protegge dai compagni di prigionia che stanno li attorno pronti a portarglielo via al suo primo attimo di disattenzione È l'immagine perfetta di una persona affetta da attaccamento.
(nota di E.C.: notate come qui invece il linguaggio sia chiaramente di matrice “psicologista”.)



Per sua natura intrinseca, l'attaccamento ti rende vulnerabile all'agitazione emozionale ed è sempre lì pronto a mandare in frantumi la tua pace. Come si può pensare perciò che una persona affetta da attaccamento possa entrare in quell'oceano di felicità che è il regno di Dio? Sarebbe come pensare che un cammello passi attraverso la cruna di un ago!
(nota di E.C.: ovviamente la cosa vale anche per i ricchi attaccati alle loro ricchezze materiali..va sempre ricordato che la chiave di lettura delle parole di Gesù è sempre su più piani contemporanei di significato.)



La tragedia dell'attaccamento è che esso causa infelicità se il suo oggetto non viene raggiunto. Però, anche se questo oggetto viene raggiunto, non per ciò ne deriva felicità: questo raggiungimento procura soltanto un lampo di voluttà immediatamente seguito da stanchezza e sempre accompagnato dalla trepidazione di poter perdere l'oggetto dell'attaccamento. Tu dirai: " Ma non posso conservare neppure un attaccamento?". Ma certo: ne puoi conservare quanti ne vuoi. Ma per ognuno pagherai un prezzo di infelicità. Tale è la natura degli attaccamenti che se- in una giornata tu riuscissi anche a soddisfarli tutti ma te ne restasse uno insoddisfatto, quest'uno ti peserebbe sull'anima e sarebbe sufficiente a renderti infelice.
(nota di E.C.: la pace mentale e spirituale richiede necessariamente lo stato di quiete della mente….se anche la quasi totalità dei desideri venisse soddisfatto, ma ne mancasse solo uno, quell’unico desiderio sarebbe in grado di impedire la felicità perché occuperebbe la mente, solo liberandosene la pace e la felicità può fare approdo).



Non c'è modo di vincere la battaglia contro i legami. C'è forse acqua senza umidità? Così non c'è attaccamento senza infelicità. Non è ancora nato chi sappia trovare la formula per conservare gli oggetti di un attaccamento senza battaglie, ansie, timori e, prima o poi, fallimenti. C'è un'unica via per venire a capo dei legami: lasciarli perdere. Contrariamente a quanto si può credere, la cosa non è difficile. Tutto ciò che devi fare è di metterti davanti agli occhi, per " vederle " seriamente, queste verità che vado a elencare. Prima verità: tu stai aggrappato a una falsa certezza, e cioè la persuasione che senza quella particolare persona o cosa tu non possa essere felice.
(nota di E.C. qui la falsa certezza è una bella CMS che dice più o meno: “non ne posso fare a meno!” oppure ”lo voglio, lo voglio” o ancora “senza non posso vivere” o altre simili.)

Analizza i tuoi legami a uno a uno, e vedrai la falsità di questa persuasione. Potrai trovare resistenza dentro il tuo intimo, ma nel momento in cui tu afferrerai questa verità, vi sarà un immediato risultato nel campo delle emozioni. In quel preciso istante l'attaccamento perderà ogni sua forza. Seconda verità: se impari a godere delle cose impedendo a te stesso di diventarne schiavo, cioè rifiutandoti di credere alla falsa certezza che senza di quelle non potrai essere felice, tu ti risparmi tutte le lotte e le fatiche per proteggerle e conservartele. Ti è forse successo di poter conservare tutti gli oggetti dei tuoi legami senza rinunciare a uno solo di essi; però se tu ti liberi dai legami e li consideri da un punto di vista non esclusivamente possessivo, tu ne godi ancor di più, perché in questo caso tu sei in pace con te stesso, e tranquillo, e sicuro da minacce. Terza e ultima verità: se imparerai a godere del profumo di mille fiori non ti succederà più di aggrapparti a uno solo di essi o di soffrire quando non riuscissi a cogliere quell'unico fiore che ti manca. Se trovi gusto in mille pietanze diverse, la mancanza di una fra le mille passerà inosservata e non oscurerà la tua felicità. Ma sono proprio i tuoi attaccamenti a impedirti di sviluppare questo più largo e più vario gusto per le cose e le persone. Alla luce di queste tre verità non c'è attaccamento che resista. Ma questa luce deve risplendere in continuità se si vuole che sia efficace. Gli attaccamenti prosperano soltanto nel buio delle illusioni. L'uomo ricco non può entrare nel regno della gioia: non già perché egli sceglie di essere cattivo ma perché sceglie di essere cieco. (nota di E.C.: la terza verità che sembra più un escamotage per ingannare la mente, indica invece più in profondità la capacità di godere di ogni piccola cosa che la vita offre..un chiacchera con un amico, un buon pasto, una giornata di sole, oppure all’opposto una giornata in solitudine, un digiuno benefico, un’avvolgente giornata di pioggia…tutto dipende da come ci si rapporta a ciò che accade..si può sempre trovare il bello e il buono in ogni cosa..è la mente che decide cosa è buono e cosa non lo è)
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