"CHIAMATI ALL'AMORE" DI ANTHONY DE MELLO - CAPITOLO 6

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"CHIAMATI ALL'AMORE" DI ANTHONY DE MELLO - CAPITOLO 6

Messaggio  Elitheo Carrani il Dom Dic 09, 2012 10:48 pm



"CHIAMATI ALL'AMORE" DI ANTHONY DE MELLO - CAPITOLO 6

6 "Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo". Mt 8,20



Passiamo ora ad analizzare un errore in cui molti cadono nelle loro relazioni con il prossimo: essi cercano di crearsi un punto fermo nella fluttuante corrente della vita. Pensa alla persona di cui desideri conquistare l'amore. Vuoi diventare importante per questa persona? Vuoi essere unico per essa, vuoi operare una trasformazione nella sua esistenza? Vuoi che questa persona si interessi a te ed entri con te in una relazione unica? Allora, apri bene gli occhi: tu stai stoltamente invitando quest'altra persona ad accettare te in maniera esclusiva, la inviti a limitare la tua libertà a suo piacere, a controllare il tuo comportamento, i tuoi itinerari, il tuo sviluppo, a esclusivo beneficio dei suoi interessi. È come se l'altra persona ti dicesse: " Se tu vuoi essere unico per me, devi stare alle mie condizioni, perché nel momento in cui cesserai di soddisfare le mie aspettative tu cesserai di essere unico per me". Tu volevi essere unico per quella persona, non è vero? E allora devi pagare un prezzo in perdita di libertà: devi ballare al ritmo imposto dall'altra persona, così come tu pretendi che gli altri ballino al tuo ritmo, se vogliono essere unici per te. Soffermati ora a domandarti se sia il caso di pagare per così poco un prezzo così alto. Immagina di dire a questa persona, da cui vuoi un amore unico: " Lasciami libero di essere me stesso, di pensare con la mia testa, di seguire i miei gusti e le mie inclinazioni, di agire nel modo che più mi aggrada ". Chiedendo queste cose tu chiedi l'impossibile. Chiedere di essere unico per una persona significa essenzialmente impegnarti a rendere te stesso piacevole a quella persona; e a questo punto tu perdi la tua libertà. Mettici tutto il tempo che vorrai, ma cerca di rendertene conto. Può darsi allora che tu decida: " Preferisco la mia libertà al tuo amore". Se tu avessi da scegliere tra l'aver compagnia ma in carcere e il camminare libero ma senza compagnia, che cosa sceglieresti? Ora di' a quella persona: " Io ti lascio libero/a di essere te stesso/a, di pensare con la tua testa, di seguire i tuoi gusti e le tue inclinazioni, di comportarti nella maniera che più ti aggrada ". Appena dette queste parole, si verificherà una di queste due reazioni: o il tuo cuore disconoscerà queste parole, e allora ti rivelerai per quello che sei, cioè uno che si aggrappa e che sfrutta (e allora analizza accuratamente la tua falsa certezza di non poter vivere né essere felice senza quella persona); oppure il tuo cuore pronuncerà queste parole sinceramente, e allora in quel preciso istante cadrà ogni controllo, ogni imbroglio, ogni sfruttamento, ogni possessività e gelosia: " Ti lascio libero (o libera) di essere te stesso: di pensare con la tua testa, di seguire i tuoi gusti e le tue inclinazioni, di comportarti nella maniera che più ti aggrada ". E noterai un'altra cosa: quella persona cesserà immediatamente di essere unica e importante per te. Diventerà importante nella stessa maniera in cui è godibile un tramonto o una sinfonia, nella stessa maniera in cui un albero è unico in se stesso, indipendentemente dai frutti e dall'ombra che ti può dare. Il tuo amato, allora, apparterrà non a te ma a tutti, o a nessuno: così come un tramonto o un albero. Sperimentalo ripetendoti queste parole: " Ti lascio libero di essere te stesso... ". Dicendo queste parole hai reso libero te stesso: ora sei pronto per l'amore. Perché quando tu ti aggrappi all'essere amato, quello che tu offri non è amore ma una catena che legherà sia te sia l'altro. L'amore può esistere soltanto nella libertà. Il vero amante cerca il bene dell'amato il che richiede come elemento principale la liberazione dell'amato dall'amante.

(Nota di E.C.: quali sono in verità le componenti “vere” di un rapporto non solo di coppia , ma in generale di un rapporto interpersonale? Sono sempre di due tipi: un tipo consiste nel dare all’altro e il secondo per prendere. La prima categoria è espressa da apprezzamenti su quello che la persona è e che non ha nulla a che fare con quanto ci da’ in termini di affetto, aiuto, ascolto, comprensione, ma esprime solo ammirazione per quello che la persona è non solo in rapporto a noi , ma verso chiunque. La seconda invece ha a che fare con quello che appunto la persona da’ a noi. E, dispiace dirlo, è la parte preponderante della nostra valutazione. Tendiamo sempre, sistematicamente, a cercare e volere le persona che “ci danno” quello di cui abbiamo bisogno: affetto, comprensione, aiuto, lavoro, apprezzamento, attestazioni di stima ecc. In altre parole cerchiamo la compagnia e vicinanza di coloro che ci fanno le coccole, che ci accarezzano l’anima….

Le persone che cercano ed amano il potere, sanno, sanno molto bene, che sono queste le molle che provocano consenso, che fanno i grandi numeri di seguaci. Mentire, adulare, manipolare per ottenere il consenso….questo è ciò che viene fatto per comperare la nostra approvazione e in definitiva il nostro affetto e amore. Questo è un modo molto sbagliato di concepire i rapporti interpersonali.

La vera amicizia, il vero amore, può essere anche sgradevole, perché chi ci ama davvero non desidera possederci, ma vederci felici e se ritiene che quello che stiamo facendo è sbagliato, ce lo dice, non per farci stare male ma per farci smettere di farci del male. Queste persone, specialmente se competenti ed equilibrate sono vere miniere d’oro da non abbandonare mai.

Bisogna invece diffidare di chi ci è vicino perché ottiene in cambio qualcosa o molto..quando non saremo più in grado, per problemi, stanchezza o impossibilità, a dare ciò a cui queste persone erano abituate…saremo abbandonati.

Ma anche questo non deve essere un problema….in solitudine o in compagnia la pace interiore, le serenità e se possibile, la felicità deve sempre essere perseguita indipendentemente dalle condizioni esterne.

Il brano del Vangelo citato da De Mello indica proprio questa solitudine del Cristo, questo sradicamento dagli affetti, dai legami, dalle sicurezze, che però non gli impediva di essere appunto il Cristo, il Rabbi e il Salvatore.)
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