LA CONSACRAZIONE DI SE'di Sri Aurobindo

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LA CONSACRAZIONE DI SE'di Sri Aurobindo

Messaggio  Elitheo il Lun Dic 31, 2012 2:47 am



LA CONSACRAZIONE DI SE'
Di Sri Aurobindo

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…..Il sàdhaka avanza per lo più gradualmente, ed è assai lunga la distanza che intercorre tra il primo movimento dello spirito e l’accettazione totale della natura e delle finalità nuove. Può accendersi, in principio, un grande interesse intellettuale, una forte attrazione verso l’idea, ed aversi qualche forma imperfetta di pratica. Si può cominciare col compiere sforzi non del tutto favoriti dalla natura, prendere decisioni od assumere orientamenti suggeriti dall’intelletto o dettati dall’affetto o dall’ammirazione per qualche persona consacrata e devota al Supremo. In casi simili può essere necessario un lungo periodo di preparazione prima che si arrivi alla consacrazione irrevocabile; talvolta questa può poi non aver più luogo. Possono aversi dei progressi, dei grandi sforzi, purificazioni ed esperienze che tuttavia non sono le centrali e supreme, in tal caso o la vita passerà senza mai uscire dagli stadi preparatori, o dopo raggiunto un certo stadio, la mente, non spinta da sufficiente forza dinamica s’arresterà soddisfatta al limite dello sforzo di cui è capace…..

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Da la sintesi dello Yoga Vol. 1° - Lo Yoga delle Opere Divine -pag. 68





IL SEMINATORE USCÌ A SEMINARE.

Dal vangelo secondo Matteo (Mt 13,1-23)



Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.



Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».



COMMENTO: I due brani trattano lo stesso argomento. Accade di frequente che si scopra con stupore e anche gioia che le cose giuste della vita non sono quelle che avevamo pensato fino a poco tempo prima…

Capiamo magari che la corsa ad avere sempre più cose, soddisfazioni, potere, riconoscimento ecc. non danno poi in definitiva la felicità. Si scopre anche dolorosamente che se fossimo liberi da tutti questi desideri staremmo meglio, saremmo più felici. E ci scopriamo a trovarci in sintonia con ciò che le grandi tradizioni spirituali ci hanno sempre detto.

Accade così che volgiamo lo sguardo verso il cielo e ci entusiasmiamo per la nuova scoperta: “Ho trovato la via”.

Poi cominciano le difficoltà… rinunciare a tutto ciò che siamo stati fino a quel momento sembra impossibile. Può accadere che recalcitriamo, ci divincoliamo, ci laceriamo e ci rendiamo conto che il sentiero è stretto ed angusto, però, accidenti, è quello giusto.

Elitheo
Ospite


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