CHIAMATI ALL'AMORE di ANTHONY DE MELLO – Capitolo 9 – commento di Elitheo Carrani

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CHIAMATI ALL'AMORE di ANTHONY DE MELLO – Capitolo 9 – commento di Elitheo Carrani

Messaggio  Elitheo Carrani il Sab Gen 05, 2013 9:02 pm



9 "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino". Mt 4,17

Immagina un apparecchio radio che riesce a captare una sola stazione, nonostante che tu insista nel girare la manopola; una radio sulla quale non puoi controllare il volume, per cui talvolta i suoni sono appena percepibili e tal altra arrivano a bucarti i timpani delle orecchie; una radio che non si può spegnere, che alle volte interrompe la trasmissione di suoni e parole, altre volte s'accende improvvisamente e comincia a squillare proprio quando tu vorresti riposare o dormire. Chi sopporterebbe una simile radio? Eppure quando il tuo cuore si comporta in questa stessa maniera pazza, tu non lo sopporti, ma lo definisci addirittura male e umano. Pensa quante volte sei stato sballottato dalle tue emozioni, quante volte hai subito le fitte della rabbia, della depressione, dell'apprensione, quante volte il tuo cuore si è sentito portato verso qualcosa che tu non avevi, o ha voluto abbarbicarsi strettamente a qualcosa che avevi, o evitare qualcosa che tu rifiutavi. Spasimavi per una persona e ti sei trovato rifiutato o geloso, appena il tuo spirito e il tuo cuore si sono focalizzati su quest'unica cosa, e il banchetto della vita è diventato cenere nella tua bocca. Ti eri prefisso di spuntarla in una elezione e il fragore della battaglia ti ha impedito di udire il canto degli uccelli: la tua ambizione ha messo a tacere ogni altra voce. Ti sei visto improvvisamente di fronte la minaccia di una malattia seria, o la eventualità di perdere una persona amata: ed ecco che tu non riesci più a concentrarti su niente altro. In breve: nel preciso istante in cui accetti che un attaccamento metta radici dentro di te, questo meraviglioso congegno che è il cuore umano va in frantumi. Se vuoi riparare il tuo apparecchio radio devi studiarne i componenti e la meccanica.

(Note di E.C.: gli “attaccamenti” sono semplicemente processi mentali “obbligatori”. Sono flussi di pensiero “compulsivi” a cui non riusciamo a sottrarci. Non riusciamo a capire la loro vera natura fino a quando li consideriamo “nostri”, nostre scelte. L'amara scoperta avviene allorché decidiamo che una tale cosa non la vogliamo più...scopriamo allora che quella “cosa” continua a disturbarci, ad ossessionarci. E' come quando vogliamo smettere di fumare o smettere di mangiare o bere troppo....prima ci piaceva, era una nostra scelta, poi.....quando decidiamo che non è più una nostra scelta, scopriamo che in effetti non lo è mai stata...Ed è lì che si comincia a capire la differenza tra libertà e prigione.)



Se vuoi rinnovare il tuo cuore devi porre un'attenzione seria e continua a quattro verità liberatorie.



Ma prima scegli l'attaccamento che ti disturba di più, qualcosa cui sei particolarmente avvinghiato, o qualcosa che stai sognando o inseguendo da tempo, e tieni presente questo attaccamento esaminando queste quattro verità.



Prima verità.



Tu devi scegliere tra il tuo attaccamento e la tua felicità. Non li puoi avere entrambi. Nel momento in cui diventi preda di un attaccamento, il tuo cuore cessa di funzionare bene e viene annullata la tua capacità a vivere una vita serena e gioiosa, libera da preoccupazioni. Vedi quanto questo sia vero, applicandolo all'attaccamento che hai scelto di tener presente.



Seconda verità.



Da dove ha avuto origine il tuo attaccamento? Chiaramente, non è nato con te. Ha avuto origine da una menzogna che la tua società e la tua cultura ti hanno propinato e che tu hai ripetuto a te stesso, e cioè che senza questa cosa o quell'altra, senza questa persona o quell'altra, tu non puoi essere felice... Se apri gli occhi, vedi quanto ciò sia falso: centinaia di individui sono perfettamente felici anche senza queste cose o queste persone o queste situazioni che tu stai inseguendo perché secondo te non puoi farne a meno. Scegli perciò: o i tuoi legami o la tua libertà e felicità.



Terza verità.



Se vuoi vivere in pienezza devi sviluppare in te il senso della prospettiva: la vita è smisuratamente più grande di queste miserie cui è abbarbicato il tuo cuore, e alle quali hai permesso di sconvolgerti così in profondità. Miserie, ho detto: perché se vivrai abbastanza a lungo, verrà facilmente il giorno in cui tutti questi attaccamenti cesseranno di avere tutta questa importanza, e addirittura non te ne ricorderai neppur più. La tua esperienza te lo può confermare: a malapena riesci a ricordare oggi piccole meschinità che nel passato sono riuscite a darti terribili turbamenti.



(Note di E.C.: quando si capisce che il distacco dagli attaccamenti non è privazione ma libertà, sentirsi meglio, si comincia a capire che non solo è la strada giusta, ma è anche la più facile.....Quando si vince una compulsione il senso di libertà e di leggerezza che si sperimenta fa fare “esperienza” di ciò che l'attaccamento è davvero: dipendenza.)



E così la quarta verità è costituita da questa conclusione inevitabile: che nessuna persona o cosa esterna a te stesso ha la capacità di farti felice o infelice. Che tu ne sia convinto o meno, sei tu, e soltanto tu, che decidi se essere felice o infelice, secondo che nelle singole situazioni ti aggrappi o meno ai tuoi legami. Riflettendo su queste verità ti sarai accorto che il tuo cuore resiste, cerca argomenti da opporre a queste affermazioni, o addirittura rifiuta di prenderle in considerazione. Ciò significa che i tuoi legami non ti hanno ancora fatto soffrire abbastanza da farti desiderare realmente di riparare il tuo apparecchio radio interiore. Ma può anche darsi che il tuo cuore non opponga più resistenza a queste verità. Se è così, rallegrati con te stesso: il pentimento, la conversione del tuo cuore hanno avuto inizio, e il regno di Dio (questa gratificante e serena vita dell'infanzia spirituale) è finalmente giunto alla tua portata, e tu sei pronto a uscire da te stesso per prenderne possesso.



(Note di E.C.: la “conversione” non è come si crede comunemente il momento della fede, della pienezza della felicità...quello è l'obiettivo sullo sfondo esistenziale. La conversione è quando si prende coscienza della direzione in cui si sceglierà di andare da lì in poi ed avviene questo, mirabilmente detto da S. Paolo nella lettera ai Romani, cap.7:

“15 Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. 16 Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona; 17 quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. 18 Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; 19 infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. 20 Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me.”

Ecco qui plasticamente riprodotta l'azione degli attaccamenti perfino in uno dei primi apostoli di Gesù.E' qui avvenuta la conversione, il cambio di direzione verso un nuovo obiettivo, ma le vecchie forze si fanno ancora sentire.)

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