CHIAMATI ALL'AMORE di ANTHONY DE MELLO – Capitolo 10 – commento di Elitheo Carrani

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CHIAMATI ALL'AMORE di ANTHONY DE MELLO – Capitolo 10 – commento di Elitheo Carrani

Messaggio  Elitheo Carrani il Lun Apr 21, 2014 5:53 pm


CHIAMATI ALL'AMORE di ANTHONY DE MELLO – Capitolo 10 – commento di Elitheo Carrani

10 "Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?" Mt 19,16

Immagina di essere in una sala da concerto, mentre ascolti il fluire della musica più carezzevole, e all'improvviso ti viene in mente che hai dimenticato di chiudere a chiave l'auto. Hai paura per l'auto, però non puoi neppure uscire dalla sala: e questo ti impedisce di godere della musica. Ecco una raffigurazione perfetta di come vivono molti individui. La vita è una sinfonia, per chi ha orecchi per ascoltarla; ma sono rari, estremamente rari, gli esseri umani che sanno ascoltare questa musica. Perché? Perché sono occupati ad ascoltare il fragore che i loro condizionamenti e le loro pianificazioni interiori immettono nel loro cervello. Questo è il primo motivo; poi ve n'è un altro: i loro legami. L'attaccamento è il principale assassino della vita. Per ascoltare realmente la sinfonia della vita, tutti i tuoi sensi devono mettersi in sintonia con ogni singolo strumento dell'orchestra. Se trovi diletto solo nelle percussioni, tu non puoi ascoltare la sinfonia, perché il fragore dei timpani ingoia tutti gli altri strumenti. Ti è permesso si avere una preferenza per le percussioni, o per i violini, o per il pianoforte: nessun inconveniente, in questo, perché una preferenza non sminuisce la tua capacità di udire e di deliziarti degli altri strumenti. Ma nel momento in cui la tua preferenza si trasforma in legame esclusivo, tu diventi sordo agli altri suoni, che immediatamente trascuri, e diventi cieco anche verso quello specifico strumento che prediligi fra tutti, perché tu gli attribuisci un valore assolutamente sproporzionato al ruolo che ha nell'orchestra. Guardiamo ora la persona o la cosa verso cui senti un attaccamento, questo qualcuno o questa cosa cui hai conferito il potere di renderti felice o infelice. Osserva: per esserti concentrato sulla conquista di questa persona o di questa cosa, e per esserti bloccato su di essa per goderne in maniera ossessiva ed esclusiva, tu hai perso sensibilità verso tutto il resto del mondo: ti sei fossilizzato. Abbi il coraggio di vedere quanto sei diventato fazioso e cieco, da quando sei preda di questo attaccamento. Davanti a questa situazione è chiaro che insorge in te il desiderio di far piazza pulita di tutti i legami. Ma come fare? La rinuncia e l'abolizione non sono di alcun aiuto, perché l'abolizione dei timpani dall'orchestra non farebbe che riacuire la tua sensibilità esclusiva verso quello strumento, ottundendoti quanto il concentrarti unicamente su di esso. Tu hai bisogno non di rinunciare ma di capire, di farti consapevole. Se i legami ti hanno procurato malessere e sofferenze, ciò diventa un aiuto a capire. Se almeno una volta in vita tua hai gustato il dolce sapore della libertà e la gioia di vivere che è data dal distacco, anche questo costituisce un aiuto: aiuta a percepire coscientemente il suono degli altri " strumenti " che compongono l'orchestra. Non c'è sistema che possa sostituire la conoscenza, che ti fa vedere che cosa perdi quando sopravvaluti uno strumento e chiudi gli orecchi a tutto il resto dell'orchestra. Il giorno in cui raggiungi questa consapevolezza e cade il tuo attaccamento esclusivo a quello strumento, tu non dirai più al tuo amico: " Quanto mi hai reso felice ", perché così dicendo tu blandiresti il suo io e influiresti su di lui in maniera tale da fargli venire il desiderio di continuare a farti piacere. E alimenteresti in te stesso l'illusione che la tua felicità dipenda da questo tuo amico. Tu gli dirai invece: " Quando noi due ci incontriamo, ecco che nasce la felicità ". Ciò lascia la felicità inviolata, da te e da lui, e di questo nessuno di voi due può menare vanto. E a entrambi diventa possibile una compartecipazione reciproca scevra di ogni attaccamento, sperimentando ciò che il vostro incontro ha generato, perché assieme non avete goduto di voi stessi ma della sinfonia che il vostro
incontro ha composto. Messo di fronte in futuro ad altre situazioni, o persone, o lavori, tu li affronterai senza alcuna emozione pregiudiziale. E avrai la gioia di scoprire che anche in quelle situazioni, con altre persone o in un altro lavoro, si creerà una sinfonia, pur con melodie differenti. Ecco che ora ti muovi attraverso la vita, vivendo momento per momento, totalmente assorbito nel presente, portandoti dietro così poco del tuo passato che il tuo spirito potrebbe passare attraverso la cruna di un ago; libero dalla trepidazione per il futuro, come gli uccelli dell'aria e i fiori del campo, distaccato da ogni persona o cosa perché avrai sviluppato in te il gusto della sinfonia della vita. E amerai la vita soltanto, con l'appassionato attaccamento di tutto il tuo cuore, di tutta la tua anima, di tutto il tuo spirito e con tutte le tue forze. Ti troverai viandante senza zavorre e libero come un uccello in cielo, immerso in continuità nell'Eterno Presente. E avrai trovato dentro di te la risposta alla domanda: " Maestro, che cosa devo fare per ottenere la vita eterna?

COMMENTO

Anche in questo caso De Mello sposta l’attenzione dal passo evangelico ai moti dell’interiorità e dell’autoanalisi. Questo suo modo di procedere per creare ponti tra le speculazione e filosofia buddista e quella indù e il Cristianesimo, gli ha procurato qualche guaio postumo…Dopo aver adeguatamente sfruttato la tiratura dei suoi libri attraverso le Edizioni Paoline per anni nel più assoluto silenzio, una volta scaduto contratto ed esclusiva, chissà perché è partito l’anatema verso questo lucidissimo padre gesuita. Forse non c’era più possibilità di farci soldi?
Ma veniamo al commento. Come in altri casi il ragionamento di De Mello si sviluppa intorno al problema dell’attaccamento, qui rappresentato dall’allegoria dell’orchestra e del singolo strumento.
Chi non è abituato a leggere il Vangelo alla luce della meditazione orientale e anche della filosofia, non riesce a cogliere questi nessi che De Mello così bene evidenzia.
In realtà il brano evangelico completo recita così:

16 Un tale si avvicinò a Gesù e gli disse: «Maestro, che devo fare di buono per avere la vita eterna?» 17 Gesù gli rispose: «Perché m'interroghi intorno a ciò che è buono? Uno solo è il buono. Ma se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». 18 «Quali?» gli chiese. E Gesù rispose: «Questi: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso. 19 Onora tuo padre e tua madre, e ama il tuo prossimo come te stesso». 20 E il giovane a lui: «Tutte queste cose le ho osservate; che mi manca ancora?» 21 Gesù gli disse: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi ciò che hai e dàllo ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli; poi, vieni e seguimi». 22 Ma il giovane, udita questa parola, se ne andò rattristato, perché aveva molti beni

Questo brano di Matteo non mette in evidenza, come potrebbe sembrare, la concezione di un Dio estremamente esigente e poco comprensivo verso gli uomini, bensì  sottolinea un altro concetto che i Farisei stentavano davvero a capire. E cioè che non c’è modo di essere “ a posto” di fronte a Dio e che tale impossibilità deve metterci il cuore in pace.

Non siamo e non saremo mai perfetti.

Non è quindi possibile raggiungere la “vita eterna” attraverso “sforzi” operativi che siano anche la rigida osservanza di tutte le norme immaginate e proposte.
La via però c’è ed è opposta a quella dello sforzo, della volontà. Ed è quella del “lasciare andare”. Nel passo evangelico viene illustrato bene. Gesù spinge al limite la domanda del giovane ricco per portarlo fin dove lui non è in grado di arrivare; lo porta al cuore del suo attaccamento: il denaro. E di fronte a questo il giovane cede e si noti bene, cede allo sconforto. Dimostra quindi di essere ancora legato al mondo terreno, e questo gli preclude la “vita eterna” non tanto perché Dio in persona gli chiude le porte, ma perché questo suo “attaccamento” per dirla alla De Mello, è per lui ostacolo insormontabile alla sua medesima liberazione.
In termini buddisti: non si può giungere alla pace interiore, al Nirvana, al Regno dei Cieli, se non si sciolgono i legami a QUESTA vita
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Elitheo Carrani
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