CHIAMATI ALL'AMORE di ANTHONY DE MELLO – Capitolo 12 – commento di Elitheo Carrani

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CHIAMATI ALL'AMORE di ANTHONY DE MELLO – Capitolo 12 – commento di Elitheo Carrani

Messaggio  Elitheo Carrani il Gio Giu 04, 2015 6:46 pm



12 " Quando tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra". Mt 6,3

La carità ha qualcosa che la avvicina alla felicità e alla santità. Non puoi dichiarare di essere felice, perché nel momento in cui diventi cosciente della tua felicità, tu cessi di essere felice. Quella che tu definisci esperienza della felicità non è affatto felicità ma quell'ebbrezza, quel brivido suscitati da una persona, una cosa, un avvenimento. La vera felicità non è causata. Si è felici, punto e basta, senza motivi. Allo stesso modo, la felicità autentica non può diventare oggetto di esperimento, essa non rientra nel campo della consapevolezza: è inconsapevolezza, non coscienza. Lo stesso si può dire della santità. Nel momento in cui diventi consapevole della tua santità, essa inacidisce, si corrompe e diventa auto-canonizzazione.
Una buona azione non è mai così buona come quando tu non hai coscienza della sua bontà, quando tu sei così innamorato dell'azione in sé che non hai coscienza della tua bontà e della tua virtù: la tua sinistra non sa che la tua destra sta compiendo un'opera buona o meritevole. Tu la fai, semplicemente perché il farla ti sembra la cosa più naturale e spontanea di questo mondo. Fermati un attimo e rifletti. Tutta la virtù che tu puoi vedere in te stesso non è affatto virtù ma qualcosa che tu hai astutamente coltivato e prodotto e fatto progredire in te stesso. Fosse vera virtù, tu ne avresti sì goduto completamente, ma ti sembrerebbe del tutto ovvio che non ti succeda neppure di pensare a essa come a una virtù. La prima qualità della santità è la non-consapevolezza di se stessa.

(Nota di E.C.: Si noti in queste righe quanta conoscenza De Mello mette a disposizione del lettore e come renda evidente il significato del passo evangelico. Rimarchevole a mio giudizio questa frase: "una buona azione non è mai così buona come quando tu non hai coscienza della sua bontà". Grande verità che riassume il tutto. Ciò che De Mello dice è vero sempre,per OGNI movimento della mente. Nel momento che “ti rendi conto di “ spezzi l’incantesimo dello spirito, del sentire, perché la mente di incaglia nel “pensare” e perde l’incanto. Quando ci si sente in “stato di grazia”, non mi riferisco a cose religiose, ma semplicemente a quando le cose vanno via liscie senza sforzo, ci si trova SEMPRE a fare le cose senza analizzarle né chiedersi se le stai facendo bene o male…semplicemente ti vengono perfette senza pensarci. Ed anche quando provi qualcosa se ti metti ad analizzarlo, nel momento in cui lo fai…..perdi quello che provi.)

La seconda qualità è di non richiedere sforzo o violenza: lo sforzo può cambiare il tuo comportamento, non te stesso. Rifletti: lo sforzo ti fa portare il cibo alla bocca, non può produrre in te l'appetito; può trattenerti a letto, non può darti il sonno; può farti svelare un segreto a un'altra persona, non può produrre la verità; può importi di fare un complimento a qualcuno, non può produrre genuina ammirazione; può spingere a compiere atti di servizio ma è impotente a produrre amore o santità.
Tutto ciò che puoi raggiungere con i tuoi sforzi è repressione, non autentico cambiamento e crescita.
Il cambiamento è determinato soltanto da coscienza e conoscenza. Prendi coscienza della tua infelicità, ed essa scomparirà: ne risulterà la felicità. Prendi coscienza del tuo orgoglio, ed esso cadrà: ne risulterà l'umiltà. Prendi coscienza delle tue paure, ed esse si dissolveranno: ne risulterà amore. Prendi coscienza dei tuoi legami; ed essi svaniranno: conseguenza ne sarà la libertà. Amore, libertà e felicità non sono piante che puoi coltivare e riprodurre. Non puoi neppure conoscere che cosa siano realmente. L'unica cosa che puoi fare è di analizzare i loro opposti e, attraverso questa analisi, determinarne il dissolvimento.

(Nota di E.C.: Si noti come qui invece sembra contraddirsi e dire che occorra consapevolezza e coscienza per raggiungere la felicità. E’ una falsa impressione. Infatti la consapevolezza è usata per “accorgersi” della propria infelicità, e della causa mentale che la determina, ma il raggiungimento di un più altro stadio di coscienza passa per l’abbandono della consapevolezza….Notate l’ultima riga: “L'unica cosa che puoi fare è di analizzare i loro opposti e, attraverso questa analisi, determinarne il dissolvimento."
Indica che la mente può solo capire che la mente non arriva da nessuna parte…e abbandonarne la centralità. NON esiste un modo per essere felici, basandosi sulla mente, ma c’è un modo per esserlo rinunciando ad essa.)


Terza connotazione della santità è che non può essere desiderata. Desideri la felicità? Immediatamente diventi ansioso finché non l'hai raggiunta, e ti troverai costantemente in uno stato di insoddisfazione. E sono proprio l'insoddisfazione e l'ansia a uccidere quella felicità che ti è stata promessa. Quando desideri la santità a tuo beneficio tu finisci coll'alimentare proprio quella avidità e quell'ambizione che ti rendono egoista e vacuo, cioè tutt'altro che santo. Ecco una cosa che devi capire bene: ci sono due modi per cambiarti dall'interno. Il primo è l'abilità del tuo io a spingerti a diventare qualcosa di diverso da quello che sei destinato a essere, così che questo tuo io possa acquistare baldanza e averne maggior gloria. Il secondo modo per cambiarti è seguire la saggezza della Natura: grazie a questa saggezza tu diventi cosciente, tu capisci. Questo è tutto ciò che devi fare tu, lasciando poi alla Realtà e alla Natura di scegliere il tipo di cambiamento, la maniera, la velocità e i tempi.
Il tuo io è un tecnico competente, ma non può essere creativo. Si appropria di metodi e tecniche, e produce quei cosiddetti santi che vedi inflessibili, logici, meccanici, senza vita, intolleranti con gli altri quanto lo sono con se stessi: gente violenta, l'esatto contrario della santità e dell'amore. Sono quegli "spirituali" che, consci della propria spiritualità, hanno creduto opera santa crocifiggere il Messia.

(Nota di E.C: Qui De Mello usa il termine “tecnico” che andrebbe meglio reso nel concetto di “pretesa di esser giusti” e che è ancora un inganno della mente che ti dice: questo è giusto, così va bene e cosà no. Questo rende rigidi, perché si introduce un dualismo, una netta separazione tra ciò che crediamo sia bene e ciò che riteniamo sia male. E quindi diventiamo giudici inflessibili. Il giudizio è dato solo dalla mente che sulla base di una categoria mette un’etichetta e quindi condanna o assolve. E questa è appunto tecnica giuridica, non spiritualità. E quanto più la mente “crede” al suo concetto di “bene” tanto più sarà rigida, per effetto di una convinzione mentale, che lungi dal liberarci ci sta invece schiavizzando.)

La Natura non è un tecnico: la Natura è creativa. Sarai un creatore, e non uno scaltro tecnico, quando avrai fatto in te questa specie di pulizia: nessuna avidità, nessuna ambizione, nessuna angoscia, nessun senso di competizione, di traguardo, di arrivo, di successo. Ciò che si richiede è una appassionata, acuta, vivace e vigilante coscienza della nostra stoltezza e del nostro egoismo, di tutti i nostri attaccamenti e di tutte le nostre angosce. I cambiamenti che ne conseguono non saranno il risultato dei tuoi piani e dei tuoi sforzi, ma il prodotto di una Natura che sconvolgerà i tuoi piani e i tuoi desideri, per cui non te ne resterà alcuna sensazione di merito o di successo: la tua mano sinistra non avrà coscienza di quello che la Realtà sta realizzando con la tua mano destra.

(Nota di E.C: Qui De Mello chiama Natura nient’altro che Dio. Se infatti sostituite i termini avrete un “classico” discorso teista: “Dio  non è un tecnico: Dio è creativo. Sarai un creatore, e non uno scaltro tecnico, quando avrai fatto in te questa specie di pulizia: nessuna avidità, nessuna ambizione, nessuna angoscia, nessun senso di competizione, di traguardo, di arrivo, di successo. Ciò che si richiede è una appassionata, acuta, vivace e vigilante coscienza della nostra stoltezza e del nostro egoismo, di tutti i nostri attaccamenti e di tutte le nostre angosce. I cambiamenti che ne conseguono non saranno il risultato dei tuoi piani e dei tuoi sforzi, ma il prodotto di un Dio che sconvolgerà i tuoi piani e i tuoi desideri, per cui non te ne resterà alcuna sensazione di merito o di successo: la tua mano sinistra non avrà coscienza di quello che Dio sta realizzando con la tua mano destra.” Il mancato uso del termine teista è voluto da De Mello per rendere evidenti a tutti coloro che per ragioni prettamente psicologiche e storiche sono avverse al concetto di Dio, che il modo di pensarlo deve e può essere molto più vasto, pacifico, "vicino" ed avvolgente di quello che da sempre è stato veicolato).


Ultima modifica di Elitheo Carrani il Ven Giu 05, 2015 8:30 am, modificato 4 volte (Motivazione : De Mello,chiamati all'amore)
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